La concitazione degli ultimi giorni che ha coinvolto le provincie e regioni colpite dalla diffusione del Coronavirus, sta ponendo molte piccole, medie e grandie aziende di fronte alla possibilità di sfruttare una modalità lavorativa spesso poco considerata: lo smart working.

Ma in cosa consiste e in cosa si differenzia da un’altra modalità come il telelavoro?

 

 

Smart working definizione

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano si tratta di: ”Una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Ma nella sostanza il lavoro smart cos’è? Si tratta di una modalità lavorativa in cui il dipendente può scegliere in totale autonomia dove e quando svolgere il proprio lavoro, senza una postazione prefissata né orari prestabiliti.

Sarà quindi possibile lavorare in ufficio, da casa, in un bar, in un locale pubblico semplicemente utilizzando un computer portatile e una connessione internet. Questo perché la produttività del lavoratore non sarà misurata in ore ma in obbiettivi da raggiungere.

  • Lavorare da casa in momenti di emergenza

Questa tipologia di lavoro innovativa, si sposa perfettamente con tutti i casi di emergenza o difficoltà, com’è appunto l’attuale situazione italiana dovuta al Covid-19 e alle misure intraprese per prevenire il contagio.

Non è però questa la prima volta in cui si fa ricorso allo smart working in situazioni limite: si pensi ad esempio al crollo del Ponte Morandi e alle criticità che ne conseguirono nei giorni e nelle settimane successivi.

Senza per forza arrivare a casi limite, un dipendente può sfruttare lo smart working (o il telelavoro) in situazioni come malesseri di lieve entità, se non vuole appunto mettersi in malattia, o complicazioni logistiche (auto in panne, mezzi in sciopero) o comunque in quei casi in cui non sussistano reali impedimenti allo svolgimento della propria attività, ma semplicemente non sia possibile raggiungere il posto di lavoro.

 

 

Come funziona lo smart working in Italia

Sebbene sia una pratica piuttosto nuova nel nostro Paese, l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ha verificato un incremento del 58% da parte delle grandi imprese in merito ad incentivi ed iniziative legate al lavoro agile. Anche le PMI sembrano volersi inserire in questa scia e i progetti strutturati sono cresciuti dall’8 al 12% nell’ultimo anno.

Anche la Pubblica Amministrazione sta costituendo  progetti improntati allo smart working, anche per il prossimo anno.

  • Smart working cosa prevede la legge

La Legge n. 81/2017 contiene la definizione di  lavoro agile (o smart working):

modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. 

Con il Dpcm del 23 febbraio 2020, il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso allo smart working, o “lavoro agile”, nelle aree considerate a rischio per l’emergenza Coronavirus.

Dal punto di visto economico e normativo, il trattamento è identico a quello di chi svolge la propria attività lavorativa con modalità ordinarie, secondo le modalità INAIL della Circolare n. 48/2017.

Il 23 febbraio 2020 il Governo ha emesso un Decreto Attuativo, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 in cui lo smart working potrà essere attuato nelle aree a rischio, anche senza un accordo individuale.

L’accordo verrà sostituito da un’autocertificazione in cui si dichiara che il lavoro agile sarà svolto da un soggetto residente in una delle aree a rischio.

  • Smart working le tecnologie necessarie

Un tema da non sottovalutare, quando parliamo di lavoro agile, è la questione tecnologica. I device aziendali (computer portatile, cellulare ecc) devono necessariamente essere utilizzati tramite una rete internet funzionante e funzionale: adsl o fibra.

Connettersi in remoto con intranet aziendali e la necessità di ricevere email o anche di effettuare tele o video conferenze, sono elementi essenziali.

La possibilità di lavorare da remoto, in ambiente domestico o anche in spazi pubblici, non deve in alcun modo inficiare l’attività.

 

 

Differenze tra smart working e telelavoro

Oltre allo smart working, esiste, sopratutto per certe categorie di lavoratori, la possibilità del telelavoro che permette di conciliare la normale attività lavorativa con necessità familiari o di salute.

A differenza dello smart working, in cui la prestazione lavorativa è legata a degli obbiettivi e non al numero di ore dedicate né al luogo in cui esse vengono svolte, nel telelavoro il dipendente svolge semplicemente la propria mansione all’interno del domicilio.

  • Postazione di lavoro

Nel telelavoro la postazione lavorativa viene trasferita in toto in locali esterni all’azienda, normalmente all’interno dell’abitazione del dipendente. Il contratto prevede che la postazione sia fissa e predefinita e che venga allestita dalla società in un luogo prestabilito.

Lo spostamento di tale luogo potrà essere effettuato solo a seguito di un accordo tra le parti.

  • Orari lavorativi

Anche per quanto riguarda gli orari, il telelavoro prevede orari fissati da contratto, nei limiti di legge e dai contratti collettivi.

La differenza con lo smart working è sostanziale: il dipendente sarà tenuto a svolgere la propria attività nei tempi e orari previsti dal contratto.

 

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