Con l’arrivo del COVID-19 e la diffusione capillare sul territorio nazionale, già nel 2020 lo smart working si è rivelato uno strumento indispensabile per molte piccole, medie e grandi aziende, soprattutto nel settore del terziario e dei servizi, in cui la presenza fisica in ufficio non è strettamente necessaria.
Nonostante i vaccini, i contagi, specialmente nei periodi invernali, continuano ad essere un rischio, ed ecco perché molte società continuano ad avvalersi del lavoro da casa come valida alternativa.

Ma in cosa consiste e in cosa si differenzia lo smart working in Italia da un’altra modalità di lavoro da remoto, come il telelavoro e qual è l’attuale normativa?

 

 

 

 

Che cos’è lo smart working

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano si tratta di: ”Una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Ma nella sostanza lo smart working come funziona? Si tratta di una modalità lavorativa in cui il dipendente può scegliere in totale autonomia dove e quando svolgere il proprio lavoro, senza una postazione prefissata né orari prestabiliti.

Sarà quindi possibile lavorare in ufficio, da casa, in un bar, in un locale pubblico semplicemente utilizzando un computer portatile e una connessione internet. Questo perché la produttività del lavoratore non sarà misurata in ore ma in obbiettivi da raggiungere.

  • Smart working legge attuale

Sebbene sia una pratica poco sfruttata nel nostro Paese, l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ha verificato un incremento del 58% da parte delle grandi imprese in merito ad incentivi ed iniziative legate al lavoro smart nel periodo pandemico. Anche le PMI sembrano volersi inserire in questa scia e i progetti strutturati sono cresciuti dall’8 al 12% dal 2020. Qual è quindi per lo smart working il regolamento in vigore?

La Legge n. 81/2017 contiene la definizione di  lavoro agile (o smart working):

modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Con il Dpcm del 23 febbraio 2020, il Governo è intervenuto per rendere più immediato il ricorso allo smart working, o “lavoro agile”, nelle aree considerate a rischio per l’emergenza Coronavirus.
Dal punto di visto economico e normativo, il trattamento è identico a quello di chi svolge la propria attività lavorativa con modalità ordinarie, secondo le modalità INAIL della Circolare n. 48/2017.

Dal 23 febbraio 2020 il Governo ha emesso un Decreto Attuativo, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 in cui lo smart working può essere attuato nelle aree a rischio, anche senza un accordo individuale.

L’accordo verrà sostituito da un’autocertificazione in cui si dichiara che il lavoro agile sarà svolto da un soggetto residente in una delle aree a rischio.

 



 

 

  • Lavorare da casa in momenti di emergenza

Questa tipologia di lavoro innovativa, si sposa perfettamente con tutti i casi di emergenza o difficoltà, com’è appunto l’attuale situazione italiana dovuta al Covid-19 e alle misure intraprese per prevenire il contagio.

Non è però questa la prima volta in cui si fa ricorso allo smart working in situazioni limite: si pensi ad esempio al crollo del Ponte Morandi e alle criticità che ne conseguirono nei giorni e nelle settimane successivi.

Senza per forza arrivare a casi limite, un dipendente può sfruttare lo smart working (o il telelavoro) in situazioni come malesseri di lieve entità, se non vuole appunto mettersi in malattia, o complicazioni logistiche (auto in panne, mezzi in sciopero) o comunque in quei casi in cui non sussistano reali impedimenti allo svolgimento della propria attività, ma semplicemente non sia possibile raggiungere il posto di lavoro.

 

 

 

 

Differenze tra smart working e telelavoro

Oltre allo smart working, esiste, soprattutto per certe categorie di lavoratori, la possibilità del telelavoro che permette di conciliare la normale attività lavorativa con necessità familiari o di salute.

  • Telelavoro cos’è

A differenza dello smart working, in cui la prestazione lavorativa è legata a degli obbiettivi e non al numero di ore dedicate né al luogo in cui esse vengono svolte, nel telelavoro il dipendente svolge semplicemente la propria mansione all’interno del domicilio.

  • Postazione di lavoro

Nel telelavoro la postazione lavorativa viene trasferita in toto in locali esterni all’azienda, normalmente all’interno dell’abitazione del dipendente. Il contratto prevede che la postazione sia fissa e predefinita e che venga allestita dalla società in un luogo prestabilito.

Lo spostamento di tale luogo potrà essere effettuato solo a seguito di un accordo tra le parti.

  • Orari lavorativi

Anche per quanto riguarda gli orari, il telelavoro prevede orari fissati da contratto, nei limiti di legge e dai contratti collettivi.

La differenza con lo smart working è sostanziale: il dipendente sarà tenuto a svolgere la propria attività nei tempi e orari previsti dal contratto.

 



Smart working tecnologie necessarie

Un tema da non sottovalutare, quando parliamo di lavorare in smart working, è la questione tecnologica. I device aziendali (computer portatile, cellulare ecc) devono necessariamente essere utilizzati tramite una rete internet adsl o fibrafunzionanti e funzionali e un intranet aziendale sicuro.

Connettersi in remoto con intranet aziendali e la necessità di ricevere email o anche di effettuare tele o video conferenze, sono elementi essenziali. La possibilità di lavorare da remoto, in ambiente domestico o anche in spazi pubblici, non deve in alcun modo creare svantaggi o difficoltà al lavoratore.

  • Scegliere il fornitore telefonico più adatto allo smart working

Molti in questi mesi si sono dovuti dotare di una connessione internet domestica, per poter sopperire alle necessità lavorative. Per poterlo fare senza incorrere in difficoltà o contratti poco chiari o con servizi inutili, è sempre meglio prima verificare la copertura telefonica al proprio domicilio e, in seguito, fare un confronto tra le tariffe presenti sul mercato, magari servendosi di un comparatore come quello di SOSutenze.

Chi invece avesse già un contratto, potrà sempre effettuare uno Speed test per capire se l’attuale connessione domestica rispecchi davvero le esigenze della famiglia e possa essere davvero utile ai fini lavorativi e scolastici.

 


 

Smart working semplificato proroga 2022

Il riacutizzarsi dei contagi nel periodo invernale, anche tra i vaccinati, sebbene con forme più lievi, ha imposto al Governo Italiano di prolungare il periodo di emergenza fino al 31 marzo 2022 e con esso anche lo smart working semplificato per Covid istituito nel 2020.

Le previsioni del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Salieri sono abbastanza chiare:


“Penso che dovrà essere rivisto il sistema lavorativo con un ritorno ‘parziale’ allo smart working di fronte al dilagare della variante Omicron[…] Non vedo alternative per le aziende. Il vero problema sarà negli ospedali, dove il lavoro non può essere a distanza: nel Regno Unito ci sono già 50 mila medici, infermieri e dipendenti in quarantena”

 

  • Smart working aziende dal 1° gennaio 2022

Ma una volta tornati (si spera presto) alla normalità? Il 7 dicembre 2021 il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha sottoscritto con le Parti Sociali con il “Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile” per la contrattazione collettiva, nazionale, aziendale e/o territoriale nel settore privato, in vigore dal 1° gennaio 2022.

Secondo questo accordo, il lavoro agile potrà essere svolto previo  accordo tra dipendente e datore di lavoro sia per la quantità di giorni settimanali che per orario e luogo di svolgimento.

Non ci sarà più un orario prestabilito né straordinari, ma si avranno comunque garantiti i diritti del proprio CCNL.

 

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