Ammonta a 228 milioni di euro, la multa che l’Antitrust ha inflitto a Fastweb, Tim, Vodafone e Wind Tre, contro i quali è stata accertata “un’intesa anticoncorrenziale legata al repricing effettuato nel ritorno alla fatturazione mensile”.

Nello specifico, i noti operatori telefonici, nel passaggio dalle fatture a 28 giorni a quelle mensili, si sono coordinate per mantenere un aumento dei prezzi mensile dell’8,6%, provocando quindi un danno alla concorrenza ed alla mobilità dei propri clienti.

 

 

Come funzionavano le bollette a 28 giorni

Tutto cominciò tra il 2017 e la primavera del 2018, quando Tim, Fastweb, Vodafone e Wind tre decisero di cambiare il metodo di fatturazione delle bollette, mandandole ai propri clienti non più mensilmente (con scadenza del mese solare) ma ogni 28 giorni.

Ciò implicò che le mensilità non fossero più dodici, bensì tredici, con un aggravio medio delle tariffe dell’8,6%. Le tariffe a 28 giorni, dapprima caratterizzanti solo le offerte del mobile, coinvolsero anche quelle della telefonia fissa, diventando il solo tipo di fatturazione esistente in Italia.

Un sistema considerato uno dei più grandi inganni degli ultimi dieci anni ai danni dei consumatori, costretti a perdere alcuni giorni di traffico, in quanto l’addebito scattava prima della fine del mese solare, con 13 addebiti del canone.

Dopo un lungo braccio di ferro tra gli operatori della telefonia,  Agcom ed Associazione Consumatori, il 14 novembre 2017 venne dato il via ad un emendamento che prevedeva l’obbligo dall’aprile 2018 di fatturazione su base mensile per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche.

Dall’aprile del 2018, le bollette tornarono dunque a cadenza mensile, ma gli operatori decisero di rimodulare le tariffe allo scopo di mantenere gli aumenti dell’8,6%, scatenando però le ire dell’Unione nazionale dei consumatori,  che tornò a denunciare gli operatori all’Agcom, il quale, nel frattempo, stava indagando per un presunto cartello anticoncorrenziale ( ora confermato).

La lunga vicenda si concluse, infine, con l’obbligo per gli operatori telefonici di rimborsare ai loro clienti i giorni “illegittimamente erosi” rispetto alla reale durata del mese.

 

 

 

 

La sanzione dell’Antitrust

Una sanzione da 228 milioni di euro: 114, 4 milioni a Tim, 59,9 milioni a Vodafone, 38,9 milioni a Wind Tre e 14,7 milioni a Fastweb.

Una multa esemplare, come è stata definita dall’Authority presieduta da Roberto Rustichelli, che possa fare scuola ed evitare situazioni analoghe in futuro. Una vera e propria stangata che ha colpito i principali leader nel settore della telefonia italiani, accusati di cartello ai danni dei consumatori.

  • Le motivazioni del provvedimento

Le indagini svolte hanno quindi acclarato che i quattro operatori di telefonia hanno coordinato le proprie strategie commerciali, legate al passaggio dalla fatturazione quadrisettimanale (28 giorni) a quella mensile, mantenendo un aumento percentuale dell’ 8,6%”, finalizzato a mantenere il prezzo incrementato e quindi a vanificare il confronto commerciale e la mobilità dei clienti.

 

 

 

 

Agcom e la tutela consumatori

Un altro elemento interessante di questa travagliata vicenda è che le compagnie telefoniche speravano molto probabilmente di essere salvate in extremis, grazie soprattutto al parere inviato dall’Agcom all’Antitrust, che sembra discostarsi in parte da quest’ultima: secondo Agcom,  la questione del repricing è antecendente alla vicenda e la misura ha avuto effetto trascurabile sul mercato.

Ma vediamo nel dettaglio.

  • Cosa dice Agcom

L’Agcom ha osservato che il reprincing non è stato contestuale al ripristino della bolletta mensile bensì antecedente e gli aumenti tariffari non indicano un’azione di “cartello”.

Anche per quanto riguarda le ripercussioni sul mercato di tale comportamento, secondo l’Agcom, non ci sarebbero stati particolari cambiamenti, e sopratutto non si è verificato  un aumento della propensione degli utenti a cambiare operatore con portabilità del numero.

L’Autorità per la concorrenza ha interpretato invece in maniera differente il comportamento delle telco, affermando che i bassi tassi di portabilità sarebbero invece dovuti all’abbassamento dei prezzi e conseguentemente “l’intesa in esame ha un oggetto anti-concorrenziale.”

  • La reazione di Altroconsumo

Una decisione, quella dell’Antitrust che ha naturalmente provocato grande entusiasmo da parte di Altroconsumo, il cui responsabile relazioni esterne, Ivo Tarantino ha dichiarato alla stampa: “Esprimiamo la nostra massima soddisfazione per la decisione dell’Antitrust, che ha confermato quello che avevamo denunciato ormai 2 anni fa: le compagnie telefoniche hanno fatto cartello sulla vicenda delle tariffe a 28 giorni soffocando la libertà di scelta e il risparmio degli utenti. –È dal 2017 che siamo in prima linea per difendere i consumatori in questa battaglia. La giustizia amministrativa ha già confermato gli abusi delle Telco e le ha obbligate a rimborsare i consumatori per i giorni erosi. Oggi arriva questa decisione che speriamo chiuda in maniera definitiva la vicenda 28 giorni. È arrivato il momento che le compagnie telefoniche mettano fine a tutti gli stratagemmi – dai costi nascosti alle offerte poco trasparenti – ai danni degli utenti e recuperino la fiducia dei consumatori”.

Sulla stessa scia anche Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Consumatori: Dopo due anni dall’inizio dell’istruttoria, aperta il 7 febbraio 2018, il procedimento si chiude finalmente con una condanna delle compagnie telefoniche”, “La telenovela, purtroppo, non è ancora finita, dato che le compagnie impugneranno al Tar. Ma almeno si è messo un punto importante in questa triste vicenda”.

 

 

 

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