Chi pensa che la tv tedesca abbia dato vita solo a polizieschi di dubbio livello, si è assolutamente ricreduto con il nuovo fenomeno televisivo dell’estate appena trascorsa: Dark stagione 3 è probabilmente la conclusione di una delle serie tv più contorte, complesse, misteriose ed affascinanti degli ultimi anni.

 

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Dark recensione (senza spoiler)

L’anticipazione è dietro l’angolo, quindi cerchiamo di restare vaghi e di lasciare le informazioni più “piccanti” verso il finale, per evitare di rovinare tutto a chi vuole approcciarsi alla prima stagione del telefilm.

Passata inosservata ai più, perlomeno sugli schermi italiani, Dark si è trasformata in poche settimane in una serie culto. Il passaparola, come un tam tam, ha cominciato a fare il suo lavoro, portando alle prime posizioni in classifica su Netflix questo prodotto di qualità veramente incredibile, sia a livello tecnico che di scrittura.

  • Dark la serie tv che non ti aspetti

Le riprese della prima stagione prodotta da Netflix, erano iniziate nel 2016, ma nella mente dei creatori  Baran bo Odar e Jantje Friese Dark è sempre stata una serie che avrebbe dovuto svilupparsi in 3 stagioni, senza ulteriori episodi.

E il retropensiero degli autori è evidente nella struttura della narrazione, nello sviluppo della storia.

Iniziare a guardare Dark è un po’ un salto nel buio, se vogliamo usare un gioco di parole: addentrarsi in un mondo a parte, dove realtà e probabile si mischiano con lo sci-fi più azzardato, creando una bolla totalmente impermeabile al resto dell’universo circostante, la quale si sviluppa su piani temporali (e fossero solo quelli!) diversi, e che sovrappone, aggiunge, toglie, cambia le carte in tavola.

  • Il tempo e lo spazio in Dark

Dark è una serie difficile, che richiede concentrazione, attenzione e ragionamento. Non è un prodotto di semplice intrattenimento, ma un modo per riaccendere le cellule grigie, spesso intontite da giornate frenetiche e serate sul divano a boccheggiare per tentare di riprendersi dalla quotidianità.

L’estrema qualità della sceneggiatura, che in qualche modo fa pensare al Westworld di Jonathan Nolan e Lisa Joy, le scenografie ricche di dettagli, la colonna sonora minimal e la cupezza che permea in toto le riprese, sapranno catturarvi totalmente.

In Dark tempo e spazio diventano qualcosa di tangibile, di reale e hanno un impatto visivo ed emotivo sullo spettatore.
Ci si abitua, fin dalla prima stagione, ai flashback che portano prima nel 1986 e poi nel 1953: man mano questi salti vanno ad addensare l’intreccio e lo arricchiscono di sfumature con scoperte sempre più mozzafiato e inaspettate.

Con le due serie successive le stratificazioni diventano talmente sfaccettate che vi ritroverete a discuterne con familiari e amici, a mettere in pausa o tornare indietro di qualche minuto nella visione della storia per tentare di cogliere qualche passaggio più oscuro, per ricostruire piani temporali e alberi genealogici.

 

 

Winden e i suoi due personaggi fondamentali

La storia di Dark si svolge a Winden, una cittadina non meglio identificata della Germania. Tutto l’intreccio narrativo si sviluppa a partire dal 2019, con la scomparsa di un ragazzo, sostanzialmente grazie a 4 famiglie che abitano in città: i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler e i Tiedemann.
Perché e come i componenti delle famiglie siano legati a doppio filo alla trama e ai misteri che aleggiano su Winden, indissolubilmente, sarà qualcosa che andrà chiarendosi man mano nell’avanzare degli episodi e delle stagioni, fino all’epilogo conclusivo nella stagione 3 di Dark.

Ciò che sappiamo inizialmente di loro, si trasformerà nel susseguirsi inesorabile delle puntate.

  • Jonas Kahnwald

Il vero eroe antieroe della serie, Jonas è un adolescente problematico, rimasto recentemente orfano del padre, suicidatosi poche settimane prima dell’inizio della prima puntata. Il suo giaccone giallo con cappuccio è ormai uno dei simboli dell’iconografia di Dark, ricorrente e identificativo.

Ciò che scopriremo di lui durante le 3 stagioni, e che lui stesso verrà a sapere, è la chiave di volta di tutta la trama del telefilm.

  • Martha Nielsen

Inizialmente personaggio secondario, più che altro vista come l’amore idealizzato del teenager Jonas, Martha diventerà sempre più importante ai fini della storia e con la stagione 3 di Dark, sarà un punto cardine di tutto ciò che accadrà, fino all’esito conclusivo.

 

Dark stagione 3 cosa succede alla fine? (SPOILER ALERT!!!)

Per molti la conclusione della serie 3 di Dark ha richiesto una spiegazione o quantomeno un’analisi approfondita.

Il passaggio dal “la domanda non è dove ma quando” al “la domanda non è quando ma in quale mondo” insieme al mantra “L’inizio è la fine, tutti noi facciamo parte del tutto”, è il perno fondamentale di una trama sempre più complessa e contorta.

Se le prime due stagioni si erano sviluppate attraverso passaggi e sovrapposizioni temporali, involontari incesti e incroci cromosomici, con la terza stagione assistiamo al totale frantumarsi del concetto di tempo, per arrivare all’idea di spazio come diverse realtà parallele, dimensioni che si specchiano, anche visivamente, l’una nell’altra.

  • Winden non è più Winden

Una Winden alternativa si apre davanti allo spettatore, in cui i personaggi sono gli stessi, ma non i loro ruoli ai fini della trama: Jonas non è più Jonas ma diventa Martha, Ulrich prende il posto di Charlotte, Charlotte in parte quello di Anna, Elizabeth non è più muta, ma lo è Franziska e via via in un susseguirsi di specchi deformanti che ci mettono di fronte ad una realtà simile ma allo stesso tempo dissimile.

La scelta di regia è geniale: per marcare il passaggio da una dimensione all’altra, tutto appare “specchiato”, a partire dall’ambiente. Uscire dalla grotta ci porterà a trovare le solite poltrone abbandonate nel bosco, ma dal lato destro dello schermo anziché sinistro, così come le cicatrici, i segni distintivi, i capelli dei protagonisti saranno esattamente dal lato opposto rispetto al solito.

Una sensazione di straniamento che colpirà lo spettatore come i personaggi.

 

 

  • Ciò che move il sole e l’altre stelle

In una corsa infinita, Martha e Jonas, Eva e Adam, e la stessa Claudia, che si destreggia fra tempo e spazio ancor più abilmente di loro, tenderanno ognuno ad un obbiettivo irraggiungibile, fino a capire che, sebbene sia l’amore a guidarli, non c’è soluzione alcuna, se non la distruzione dei loro universi intimamente collegati.

In questo turbinio, solo Claudia riesce a capire che all’origine di tutto, c’è una cosa sola: la volontà di H.G. Tannhaus, l’orologiaio scienziato, il creatore della macchina del tempo, di salvare il proprio figlio, la nuora e la nipotina appena nata, dal terribile incidente stradale che glieli aveva portati via.

L’amore è la spinta vitali dei personaggi, tutti i personaggi, dal primo all’ultimo. L’amore per una persona, per i figli o la ricerca stessa dell’amore.

 

 

Davvero la migliore di tutte le serie?

Sebbene tecnicamente, a livello di recitazione e visivamente Dark sia una serie indimenticabile, la terza stagione manca forse della tensione emotiva delle due precedenti. L’ennesima contorsione del racconto spezza un po’ l’interesse e la trama tende a trascinarsi per le puntate successive, con una lentezza forse voluta, ma effettivamente poco intrigante.

Si rasenta in certi casi più l’esercizio di stile, che il genio narrativo e le incongruenze, da sempre presenti anche nelle stagioni precedenti, qui risultano meno camuffabili con i colpi di scena.

Resta comunque un prodotto di eccellenza, sicuramente che segnerà una stagione televisiva, come è successo in passato con telefilm del calibro di Twin Peaks o Lost, e che vale ovviamente la pena vedere.

 

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