La notizia è di quelle che fanno storcere il naso ma che per il momento sembra essere limitata ad un avvertimento più che ad un’azione concreta.

Parliamo della condivisione degli abbonamenti su Netflix che, secondo le dichiarazioni di Spencer Neumann, il responsabile delle strategie finanziarie di Netflix, andrebbero ad intaccare gli introiti del gigante dell’intrattenimento on demand e quindi da bloccare.

Un’ipotesi che ha già provocato il malcontento degli abbonati, per i quali gli abbonamenti condivisi rappresentano un’ottima occasione per ammortizzare la spesa.

 

Abbonamenti Netflix condivisi

L’abbonamento Netflix Premium permette di avere 4 dispositivi diversi che possono collegarsi contemporaneamente ed usufruire del catalogo Netflix italia ad un costo di 15.99€ al mese, con definizione HD e Ultra HD.

Una possibilità davvero utile per qualsiasi famiglia che abbia più di un televisore in casa, desiderosa di godersi i film e le serie tv che la famosa piattaforma streaming mette a disposizione ogni mese per i propri abbonati.

Il colosso dello streaming consentirebbe la condivisione solo in ambito familiare, anche se in in pratica è possibile creare dei gruppi per condividere l’abbonamento Netflix anche con perfetti sconosciuti.

La soluzione ideale per formalizzare l’accordo di condivisione è una piattaforma online, nata proprio per condividere gli abbonamenti, in modo rapido e sicuro: Togheter Price. Vediamo di cosa si tratta.

  • Together Price una pratica tollerata

Together Price è il sistema di pagamento di gruppo che permette di risparmiare fino all’80% del costo di prodotti e servizi digitali multi account, condividendo la spesa con amici, familiari, coinquilini e colleghi di lavoro.

La nascita di tale strumento è stata resa possibile dal fatto che quasi tutti i servizi di streaming (Spotify, Apple Music, Xbox Live, Google Play Music) offrono la possibilità di attivare un account multiutente, con un abbonamento intestato a una persona ma accessibile da più dispositivi in contemporanea. Ma come funziona?

Together Price consente a chi ha attivato e paga un abbonamento multi utente, in veste quindi di amministratore, di caricarlo sulla piattaforma, rendendosi disponibile a condividerlo con altri utenti (i “joiner”), che possono essere anche perfetti estranei. Questi ultimi, in cambio dell’accesso, versano la loro quota del costo dell’abbonamento, suddiviso per gli utenti che lo usano, su un conto virtuale convertibile in denaro contante.

Risultato? Gli utenti spendono meno e riescono ad avere lo stesso servizio. Una pratica fino ad oggi ben tollerata dal gigante dello streaming, probabilmente per evitare di creare problemi e malumori tra gli utenti, ma che ora pare non essere più ben vista. Il motivo?

La condivisione delle password avrebbe generato solo nel 2019 la perdita di oltre 9 miliardi di dollari, che equivale al 10% degli utenti totali. Una cifra che, secondo un rapporto divulgato, potrebbe addirittura salire nel 2024 fino a 12.5 miliardi di dollari. Alla luce di ciò, quindi, Netflix vorrebbe mettere fine a tale pratica, anche se non è ben chiaro come intenderebbe procedere per identificare gli utenti che condividono l’abbonamento e come riesca a distinguerli da un nucleo familiare, il cui unico limite è il numero di dispositivi connessi contemporaneamente.

 

 

 

 Addio alle password condivise grazie all’intelligenza artificiale?

Per limitare questo utilizzo selvaggio delle password che comporterebbe gravi perdite economiche per le piattaforme è stato presentato a Las Vegas, dalla compagnia di software britannica Synamedia, un sistema di intelligenza artificiale che sfruttando le potenzialità del machine learning, è in grado di  individuare la condivisione di account.

  • Come funziona il machine learning presentato al CES

In che modo potrebbe avvenire questa identificazione? Il software progettato da Synamedia andrebbe ad analizzare i dati di tutti i suoi utenti: il luogo di accesso ad un account, l’orario di utilizzo, la tipologia di contenuti fruiti ed il device attraverso il quale si accede.

I dati vengono poi unificati all’interno di ulteriori pattern d’uso di un certo account e dei suoi accessi multipli, evidenziando quindi chi condivide il proprio account con altre persone e fornendo al cliente, ipotizziamo quindi Netflix, un punteggio di probabilità.

Potrebbe essere rilevato, ad esempio, il caso, come ha spiegato un manager di Synamedia, di un abbonato che sta guardando nello stesso tempo contenuti sulla Costa Est ed Ovest degli Stati Uniti, dando prova, quindi, che non può essere la stessa persona.

A quel punto la piattaforma cliente potrebbe allertare l’utente o arrivare a sospendere il suo account, sebbene l’approccio più logico, specie nel caso in cui l’account sia condiviso tra un genitore ed un figlio che vive fuori casa, sia spingere a limitare la condivisione o passare ad un account più costoso ma che consenta più utenze.

  • La fine di tutti gli streaming condivisi?

È ancora da capire se le piattaforme di streaming siano davvero intenzionate ad un passo simile, specialmente se si pensa come proprio la diffusione di questa abitudine abbia contribuito al successo di Netflix, sbarcato in Italia nel 2015.

Questo cambio di rotta tuttavia fa pensare che ormai Netflix non abbia più esigenza di far conoscere ed apprezzare il proprio servizio, ormai famosissimo e al contrario punti a massimizzare i profitti al punto che forse, non sarà più possibile condividere i propri account con altre persone.

 

 

 

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